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STORIE DAL SULCIS IGLESIENTE

Grotta San Giovanni: la strada che attraversa la montagna di Domusnovas

Volta e ingresso della Grotta San Giovanni, fotografia del 2010

Volta e ingresso della Grotta San Giovanni, fotografia del 2010 JYB Devot · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · Ridimensionata per il web.

Alla Grotta San Giovanni di Domusnovas una strada entra nella montagna e raggiunge un’altra uscita naturale. Questa caratteristica cambia l’esperienza del sottosuolo: non si osserva soltanto una sala, ma un attraversamento. La superficie regolare del percorso e le pareti irregolari della cavità appartengono a due storie diverse, quella naturale e quella delle infrastrutture. Il loro incontro rende il luogo riconoscibile e permette di comprendere perché una grotta sia stata utilizzata anche come collegamento fra territori.

La scheda della Grotta San Giovanni indica il sito nel comune di Domusnovas. Non va confuso con la miniera di San Giovanni presso Iglesias o con la grotta di Santa Barbara: sono luoghi differenti, anche se il nome può creare equivoci nelle ricerche. Qui il soggetto è la grande galleria naturale percorsa dalla strada, con un accesso meridionale rivolto verso il paese e l’altro verso la valle di Oridda.

Due aperture, un passaggio continuo

Le fonti descrivono il tratto principale con misure vicine, circa ottocentocinquanta metri nella pagina regionale e ottocentosessanta nel sito del gestore. L’indicazione utile è quella di una galleria lunga quasi un chilometro, non di un semplice vestibolo. La curva del percorso impedisce di ridurre tutto a una finestra da cui vedere immediatamente l’esterno opposto. La continuità del passaggio va compresa procedendo, attraverso il rapporto fra superficie stradale, pareti e luce.

Paesaggio visto dall’interno della Grotta San Giovanni, nel 2010
Paesaggio visto dall’interno della Grotta San Giovanni, nel 2010 JYB Devot · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · Ridimensionata per il web.

Una delle fotografie storiche qui riprodotte guarda dall’interno verso il paesaggio esterno: il bordo scuro della cavità incornicia la vegetazione e i rilievi. Un’altra mostra l’ampiezza della volta vicino all’accesso. Le immagini risalgono al 2010 e non certificano l’allestimento odierno, ma spiegano bene la differenza di scala fra le persone e l’apertura naturale. La fotografia del percorso esterno, del 2009, colloca invece la soglia nel paesaggio di Domusnovas.

La strada nella storia delle miniere

Il gestore ricorda l’avvio della strada interna nel 1866 per iniziativa del conte Pietro Beltrami e il completamento successivo da parte di Gaetano Semenza. Lo scopo era facilitare i collegamenti fra Domusnovas e le attività estrattive della valle di Oridda, agevolando il trasporto dei minerali. Il percorso non nacque dunque come semplice passeggiata panoramica. La sua regolarità rispondeva a una funzione economica che ha lasciato una traccia materiale molto evidente nella cavità.

La strada rimase aperta al traffico automobilistico fino al 1999 secondo il gestore; le fonti regionali collegano quel periodo alla tutela come monumento naturale. Oggi il fatto che il percorso fosse carrabile non autorizza ad attraversarlo in auto. Il termine racconta una condizione storica e una caratteristica fisica. Distinguere questi due piani evita di leggere una descrizione del passato come istruzione attuale, soprattutto quando vecchie fotografie o testi continuano a circolare online.

Il corso d’acqua e la forma della cavità

La pagina regionale mette in relazione la grotta con il rio San Giovanni e con i processi carsici nelle rocce carbonatiche. Il risultato visibile è uno spazio che non ha la geometria di una galleria scavata con un progetto stradale: la strada si inserisce in un volume naturale più ampio e variabile. Confrontare i margini del percorso con l’andamento della volta aiuta a separare il lavoro di adattamento umano dalla forma della montagna.

La cavità prosegue anche attraverso rami diversi dal passaggio principale. Il gestore distingue i settori denominati Su Stampu de Pireddu e Bobore e riserva l’accesso ai rami secondari agli speleologi esperti. La visita ordinaria non equivale quindi all’esplorazione dell’intero sistema. Il punto è importante proprio perché la strada può dare un’impressione di facilità generale: una superficie comoda in un settore non descrive le condizioni di ogni diramazione che si apre accanto ad esso.

Percorso esterno e chiesetta presso la Grotta San Giovanni, nel 2009
Percorso esterno e chiesetta presso la Grotta San Giovanni, nel 2009 Wikibiro · Wikimedia Commons · CC BY-SA 3.0 · Ridimensionata per il web.

Dalla via di transito al luogo di visita

La trasformazione in attrazione comporta oggi modalità di ingresso organizzate. Il sito del gestore distingue visite autonome, interattive e guidate, con biglietti differenti. Prevede inoltre condizioni specifiche per il passaggio di biciclette e runner. Per questo non è corretto assumere che una voce di ingresso libero presente in una pagina turistica generale descriva il servizio attuale. Prima di partire occorre verificare la formula scelta e gli avvisi più recenti.

Anche gli orari pubblicati possono differire fra pagine stagionali e versioni linguistiche: la conferma del gestore è preferibile alla ripetizione di una tabella non datata. Chi ha esigenze motorie dovrebbe chiedere informazioni precise sul percorso e sulle modalità disponibili. Per le biciclette va controllata l’apertura del varco dedicato, senza estendere automaticamente quella possibilità a tutta la giornata. Queste verifiche servono a scegliere consapevolmente l’esperienza, non a trasformare la passeggiata in una procedura complicata.

San Giovanni si legge bene tenendo insieme tre elementi: le aperture naturali, la strada nata per il trasporto e la gestione contemporanea della visita. La chiesetta vicina all’accesso meridionale, visibile nella fotografia esterna, rimane un riferimento del paesaggio e del nome, senza diventare il tema di questo percorso. L’attraversamento della montagna conserva invece una domanda centrale: come cambia un ambiente naturale quando diventa infrastruttura e, in seguito, patrimonio da conoscere? Qui la risposta resta impressa nella relazione fra asfalto e roccia.

Fonti e approfondimenti

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