Acquafredda: il castello tra storia e leggenda

Acquafredda: il castello tra storia e leggenda

Adagiata nel cuore del Sulcis Iglesiente, a soli quattro chilometri da Siliqua, una fortezza medievale spezza la linea dell’orizzonte. Il castello di Acquafredda domina la valle del Cixerri da oltre ottocento anni da un colle vulcanico solitario. Mura di pietra scura, merli guelfi e una torre di guardia che sfida il tempo resistono al passare dei secoli. Eppure, la storia e la leggenda del castello di Acquafredda vanno ben oltre i suoi ruderi. Si avvertono nel silenzio del sentiero, fino a quel nome che i siliquesi danno ancora alla struttura inferiore: torre de s’impicadroxiu, la torre dell’impicco.

Il conte maledetto e la Divina Commedia

Una bolla papale del 1215 certifica il maniero come già esistente. Il nome che ha legato per sempre questa roccia al mito, tuttavia, è quello di Ugolino della Gherardesca. Il nobile pisano divenne signore della Sardegna sud-occidentale nel 1257, scegliendo Acquafredda come baluardo strategico. Da quassù sorvegliava le vie commerciali e l’accesso a Iglesias con le sue ricchissime miniere d’argento.

Tutti conoscono la fine di Ugolino, ma spesso si dimentica il legame con questa terra. Tradito dagli alleati a Pisa, il conte finì rinchiuso nella Torre della Muda dove la fame consumò la sua vita nel 1289. Dante Alighieri trasformò quell’agonia in poesia eterna nel XXXIII canto dell’Inferno, collocandolo nei gironi più profondi. Versi immortali che sembrano risuonare ancora oggi tra gli anfratti di questa fortezza sarda.

I ruderi in pietra del mastio del Castello di Acquafredda
I resti della fortezza superiore. Foto di Cristiano Cani / Wikimedia Commons / CC BY-SA

La vendetta e la torre dell’impicco

La morte di Ugolino scatenò la vendetta in Sardegna. I figli rimasti sull’isola, Guelfo e Lotto, radunarono i soldati e mossero guerra alla Repubblica Pisana per vendicare il padre. Durante gli scontri catturarono Vanni Gubetta, vicario dell’arcivescovo Ruggieri, e lo giustiziarono. Appesero i suoi resti alla torre di guardia come monito: nacque così il nome torre de s’impicadroxiu.

La fiammata della vendetta durò poco. Nel 1294 i pisani assediarono Iglesias e catturarono Guelfo. Per riaverlo vivo, il fratello Lotto cedette il castello di Acquafredda alla Repubblica di Pisa, chiudendo per sempre l’epopea dei della Gherardesca in terra sarda.

Il fantasma del Castello di Acquafredda: tra tesori e anime in pena

Come ogni fortezza medievale, anche Acquafredda custodisce i suoi segreti. La leggenda più celebre, tramandata a Siliqua, racconta che nelle notti di tempesta, quando il vento soffia forte tra i ruderi del mastio, si senta il lamento di un’anima in pena. È il fantasma di Guelfo della Gherardesca, condannato a vagare tra le pietre scure per non aver mai trovato pace dopo la perdita del maniero.

Il sentiero di salita tra le rocce verso il Castello di Acquafredda
Il percorso di trekking verso la rocca. Foto di Cristiano Cani / Wikimedia Commons / CC BY-SA

Il folklore locale narra anche di un immenso tesoro in monete d’oro e d’argento nascosto nei sotterranei, accumulato ai tempi delle estrazioni minerarie. La leggenda vuole che sia protetto da una maledizione: chiunque tenti di scavare vedrà le ricchezze trasformarsi in fredda pietra lavica.

Come visitare il castello di Acquafredda oggi

Oggi il sito è un parco archeologico straordinario. Del nucleo originario restano il mastio a 256 metri d’altezza e la torre di guardia. Il castello è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:00). Il percorso si sviluppa lungo un sentiero attrezzato con pannelli didattici, perfetto per una visita in autonomia. Ai piedi del colle, un bosco di eucalipti con area picnic offre l’ombra ideale per riposare.

La torre di guardia del Castello di Acquafredda affacciata sulla pianura di Siliqua
La torre inferiore e il panorama sul Cixerri. Foto di Cristiano Cani / Wikimedia Commons / CC BY-SA

Chi visita Acquafredda può abbinare la tappa al vicino castello di Gioiosa Guardia a Villamassargia e alla Valle del Cixerri. Toccare queste pietre nude significa fare i conti con la parte più oscura e autentica del medioevo sardo.

Fonti: castellodiacquafredda.com, sardegnaturismo.it, icastelli.it, sardegnalive.net, estateinsardegna.it, comune.siliqua.ca.it, sabapca.beniculturali.it, travel-experience.it

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