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Sa Domu ’e S’Orku a Domusnovas: leggere le nove torri

Murature del nuraghe Sa Domu ’e S’Orku a Domusnovas

Murature del nuraghe Sa Domu ’e S’Orku a Domusnovas Sergio Sanmartini · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · Ridimensionata per il web.

Sa Domu ’e S’Orku, a Domusnovas, si comprende meglio distinguendo tre elementi: la torre centrale, il bastione che la circonda e la cinta esterna con altre torri. La sagoma oggi conservata può sembrare un insieme compatto di pietre, ma appartiene a un’architettura articolata, costruita attraverso più fasi. Il monumento sorge a ovest dell’abitato, fra il rilievo calcareo e la valle del Cixerri. Per individuarlo senza confonderlo con nuraghi omonimi, il riferimento essenziale è sempre il comune di Domusnovas.

Un nome popolare, una struttura complessa

La denominazione viene tradotta come casa dell’orco e ricorre anche per altri monumenti sardi. Racconta il modo in cui una costruzione antica e imponente è stata interpretata nella tradizione; non identifica chi l’abbia realmente edificata. Il sito appartiene alla civiltà nuragica. Il catalogo nazionale lo classifica come nuraghe a tholos e propone i secoli XIV–X avanti Cristo, mentre altre presentazioni utilizzano intervalli più ampi per descriverne lo sviluppo.

Il gestore presenta una costruzione per fasi fra il 1500 e il 900 avanti Cristo; SardegnaCultura indica il periodo 1600–1000. Non occorre trasformare queste sintesi in una falsa data di fondazione. Per il visitatore conta soprattutto riconoscere che il complesso non nasce necessariamente completo nella forma finale. Le murature possono conservare tracce di ampliamenti, mentre la perdita delle parti alte rende meno immediata la lettura dei rapporti originari.

L’abitato contemporaneo di Domusnovas nel suo contesto collinare
L’abitato contemporaneo di Domusnovas nel suo contesto collinare GrazianoU · Wikimedia Commons · CC BY-SA 3.0 · Ridimensionata per il web.

Entrare idealmente dalla torre centrale

La descrizione archeologica regionale segnala un accesso a sud, coperto da architrave, e un corridoio verso la camera interna. La torre ha pianta esterna circolare, ma il vano non ripete semplicemente quel cerchio: la camera è ellittica. Questa differenza aiuta a capire lo spessore e l’organizzazione della massa muraria. Una torre nuragica non è un guscio sottile; passaggi, nicchie e scale sono ricavati entro una costruzione di notevole consistenza.

Fra i particolari documentati compaiono due nicchie e l’imbocco della scala, interessato da crolli. L’esistenza della scala è un indizio del collegamento verticale, non un invito a cercare oggi un passaggio praticabile. L’altezza superstite della torre, indicata intorno a quattro metri e mezzo, non coincide con quella antica. Per immaginare il volume scomparso bisogna affidarsi a ricostruzioni dichiarate come tali, tenendo separati i resti osservabili e le ipotesi sulle elevazioni.

Il bastione e la cinta più esterna

Intorno al nucleo principale si sviluppa il bastione trilobato. Il termine richiama le tre torri aggiunte, collegate da murature e rapportate a uno spazio interno. Più all’esterno si trova l’antemurale con cinque torri. La somma consente di comprendere perché il complesso venga presentato come un nuraghe a nove torri: una centrale, tre nel bastione e cinque nella cinta. Non sono nove edifici isolati e perfettamente conservati da contare camminando intorno alle rovine.

Lo schema originale inserito nell’articolo serve proprio a rendere leggibile questa gerarchia. È un diagramma concettuale, non una pianta archeologica: non stabilisce distanze, orientamenti o percorsi autorizzati. Sul posto è più utile cercare il rapporto fra nucleo, cortile e difese esterne che inseguire la corrispondenza con un’immagine semplificata. Il sito del gestore pubblica anche rappresentazioni del complesso, da leggere prestando attenzione alla differenza fra rilievo e ricostruzione artistica.

Leggere i blocchi senza inventare una storia

Il gestore evidenzia l’impiego del calcare locale e una differenza fra i filari meno regolari del corpo centrale e quelli più ordinati della cinta esterna. Queste osservazioni sostengono la lettura di fasi costruttive successive. Non autorizzano però ad assegnare un anno preciso a ogni pietra. Confrontare dimensioni dei blocchi, andamento dei corsi e raccordi fra pareti è un modo concreto di osservare l’edificio senza attribuirgli funzioni non documentate.

Schema concettuale originale delle nove torri: non è una pianta del monumento
Schema concettuale originale delle nove torri: non è una pianta del monumento Sulcis.net — schema editoriale originale / original editorial diagram · Fonte dello schema / Diagram reference · CC BY 4.0 · Ridimensionata per il web.

All’esterno sono inoltre segnalate strutture dell’insediamento e tracce di frequentazioni successive. Il nuraghe va dunque pensato come parte di uno spazio abitato, non soltanto come torre panoramica. In questa prospettiva, il paesaggio fra montagna e pianura diventa parte della lettura: colloca l’edificio nel territorio. La fotografia dell’abitato di Domusnovas proposta qui offre un contesto geografico, senza pretendere di ricostruire l’aspetto della zona nell’età del Bronzo.

Organizzare l’accesso da Domusnovas

La scheda del nuraghe Sa Domu ’e S’Orku permette di individuare il punto corretto. Per modalità di visita e prenotazioni va consultato il sito del Consorzio Natura Viva Sardegna, che indica via Nuraghe. Le vecchie schede che descrivono un sito non gestito non bastano a stabilire l’accesso attuale. Una visita accompagnata può chiarire soprattutto ciò che nella rovina si sovrappone: fasi diverse, parti crollate e collegamenti fra gli ambienti.

Fonti e approfondimenti

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