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STORIE DAL SULCIS IGLESIENTE

Montessu a Villaperuccio: porte nella roccia e spazi per la memoria

Ingresso della tomba 28 di Montessu, nel 2018

Ingresso della tomba 28 di Montessu, nel 2018 Mboesch · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · Ridimensionata per il web.

A Montessu le porte sembrano appartenere alla collina. Sono aperture ricavate nella roccia, alcune raccolte e altre precedute da spazi più ampi, distribuite sui versanti di Sa Pranedda nel territorio di Villaperuccio. La necropoli non si comprende contando velocemente gli ingressi. La sua particolarità emerge mettendo in relazione le sepolture: dimensioni diverse, accessi differenti e un paesaggio che le tiene insieme. Il percorso richiede quindi uno sguardo capace di passare dalla singola soglia all’insieme del rilievo.

La scheda della necropoli di Montessu ne individua la posizione nella directory. Il sito appartiene al comune di Villaperuccio, anche se in bibliografie storiche può comparire il riferimento a Santadi. Questa distinzione è utile quando si cercano indicazioni e servizi attuali. Il soggetto della visita è un complesso funerario scavato, non un villaggio di abitazioni ancora integro: il nome tradizionale domus de janas, case delle fate, non coincide con la funzione originaria degli ambienti.

Un insieme articolato sulla collina

La catalogazione ministeriale colloca le tombe sulle balze meridionali di Sa Pranedda, affacciate verso la piana del Rio Palmas. Le descrizioni istituzionali le organizzano in quattro gruppi. Le cifre pubblicate variano: alcune schede indicano trentacinque monumenti, altre parlano di una quarantina. Per il visitatore conta soprattutto riconoscere che non si tratta di una serie uniforme. Le differenze di pianta e di grandezza sono parte della storia del luogo, non anomalie da ridurre a un solo modello.

Apertura scavata della tomba 35 di Montessu, nel 2018
Apertura scavata della tomba 35 di Montessu, nel 2018 Mboesch · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · Ridimensionata per il web.

Il quadro cronologico delle fonti collega il complesso al Neolitico recente e alla cultura di Ozieri, con uso anche nelle fasi successive fino al Bronzo antico. Non ogni vano va quindi immaginato scavato nello stesso giorno o destinato a rimanere invariato. La lunga frequentazione rende importante distinguere il progetto di una tomba dalle trasformazioni e dai riusi. Una guida archeologica può aiutare a riconoscere quali osservazioni riguardino l’impianto e quali appartengano invece alla sua storia successiva.

Scavare ambienti, conservare la roccia

Le domus presentano soluzioni differenti: camere semplici, più ambienti collegati, accessi a corridoio e ingressi dall’alto. Le due vedute esterne qui pubblicate, identificate nell’archivio fotografico come tombe 28 e 35, rendono visibile il rapporto fra apertura e massa rocciosa. Un bordo sagomato o una cornice non sono necessariamente pezzi aggiunti: nell’architettura scavata lo spazio nasce anche dalla scelta di lasciare parte della pietra, mentre si asporta quella necessaria a creare il vano.

È un modo di costruire diverso dall’accostamento di blocchi. La parete, il soffitto e alcuni dettagli interni possono appartenere allo stesso banco roccioso, pur assumendo forme che ricordano un edificio. Osservare la continuità del materiale aiuta a capire il lavoro richiesto. Non occorre entrare in ogni ambiente per coglierlo: dal percorso autorizzato si possono confrontare la superficie naturale, l’apertura lavorata e la profondità scura che suggerisce lo sviluppo della camera oltre la soglia.

Segni e memoria delle abitazioni

Il Museo archeologico nazionale di Cagliari descrive a Montessu motivi incisi, rilievi e tracce di colore, insieme a elementi che richiamano l’architettura domestica. La fotografia di dettaglio riprodotta in questa pagina mostra una superficie decorata, con i limiti di leggibilità di uno scatto storico. Serve a ricordare che le tombe non erano soltanto contenitori vuoti. La lavorazione delle pareti partecipava alla definizione di uno spazio significativo, la cui interpretazione richiede però più della somiglianza immediata di un segno.

Spirali e motivi corniformi vengono discussi dalle fonti come parte del repertorio simbolico. Riconoscere una forma non significa poter ricostruire con certezza una cerimonia o attribuirle una traduzione unica. Questa distinzione rende la visita più precisa: prima si osserva il segno, poi si ascoltano le interpretazioni archeologiche. Non si devono ripassare le incisioni, bagnarle o toccarle per renderle più evidenti. La difficoltà di lettura appartiene anche alla conservazione di superfici molto antiche.

Dettaglio decorato in una domus di Montessu, fotografia del 2005
Dettaglio decorato in una domus di Montessu, fotografia del 2005 No machine-readable author provided. Shardan assumed (based on copyright claims). · Wikimedia Commons · CC BY-SA 2.5 · Ridimensionata per il web.

Le tombe monumentali e la visita

Alcuni ambienti maggiori sono interpretati come tombe con una funzione anche rituale. Il museo nazionale usa una formulazione probabilistica per il loro ruolo di santuario e descrive grandi spazi d’accesso collegati a celle funerarie. Il rapporto fra ambiente principale e vani minori è più utile di un paragone diretto con una chiesa moderna: suggerisce attività differenti all’interno del complesso senza fingere che conosciamo ogni gesto svolto dai suoi frequentatori.

Prima di partire consulta la scheda regionale del parco e contatta la gestione per confermare accessi e visita guidata. Il percorso si sviluppa all’aperto su un rilievo: la disponibilità di un parcheggio non descrive automaticamente l’accessibilità di tutti i settori. Montessu merita tempo per confrontare le forme, non una corsa per completare un elenco. La collina, le soglie e i segni sulle pareti diventano comprensibili quando vengono letti come parti di un unico paesaggio funerario.

Fonti e approfondimenti

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