Il nuraghe Camboni si trova a circa cinquecento metri a sud-ovest dell’abitato moderno di Perdaxius. La relazione della Soprintendenza allegata al provvedimento di tutela del 2024 descrive un complesso formato dal nuraghe, da un villaggio di capanne e da un pozzo. È una fonte particolarmente utile perché distingue le strutture riconoscibili dalle parti ancora poco conosciute. Camboni merita di essere letto attraverso questa differenza: la sua importanza non dipende da una ricostruzione completa, ma anche dalle domande che conserva.
Una fortificazione articolata, non una torre isolata
La relazione definisce il nuraghe di tipo complesso e riconosce un mastio centrale con tre o quattro torri perimetrali. Il numero resta dunque aperto. Le murature impiegano blocchi di andesite basaltica e zeppe di pietra; un tratto quasi rettilineo raggiunge in alcuni punti circa quattro metri e mezzo di altezza. Anche il mastio conserva un elevato simile e un vano scala ricavato nello spessore della parete della camera.
Per osservare il monumento, questi dati suggeriscono di distinguere il corpo centrale dagli elementi che ne ampliano il perimetro. Il termine mastio indica la torre principale, mentre le torri esterne appartengono all’articolazione del complesso. Non serve attribuire immediatamente ogni massa di pietre a una stanza o a un passaggio. Le quote delle parti conservate descrivono ciò che resta: non corrispondono necessariamente all’altezza originaria e non consentono, da sole, di ricostruire quanti livelli fossero presenti.

Le parti del nuraghe ancora da chiarire
Il documento precisa che l’assenza di indagini di scavo nel nuraghe impedisce di definire alcuni aspetti della pianta. Cortili interni e accesso vengono ipotizzati nella parte meridionale. Presentare queste possibilità come elementi già accertati toglierebbe alla visita una distinzione essenziale. Una struttura può essere riconoscibile nel suo carattere generale e, nello stesso tempo, rimanere incerta in dettagli che richiedono la rimozione controllata dei depositi e la lettura delle sequenze costruttive.
La fotografia di Camboni che accompagna l’articolo mostra murature emergenti dal terreno e vegetazione sulla sommità. Aiuta a capire il rapporto fra il rilievo conservato e il paesaggio, ma non sostituisce un rilievo planimetrico. Per questo gli schemi interni separano dati e questioni aperte, senza inventare una pianta completa. Un disegno troppo definito rischierebbe di far apparire certa proprio la parte del monumento che la relazione ufficiale lascia da verificare.
Il villaggio: le ricerche e gli spazi circolari
La situazione del villaggio è diversa. Qui la Soprintendenza ricorda scavi sistematici nel primo decennio degli anni Duemila, che hanno interessato capanne circolari. Una delle strutture presenta banconi sedili. Questo dettaglio permette di andare oltre l’immagine generica di un insieme di capanne: l’organizzazione interna degli ambienti è parte dell’evidenza e può orientare domande sulle attività che vi si svolgevano, anche quando una funzione precisa non viene indicata.
Un bancone non racconta automaticamente chi vi sedeva o quale riunione si tenesse. Offre invece un elemento concreto per confrontare ambienti diversi e capire come lo spazio fosse attrezzato. La distinzione fra nuraghe e villaggio conta anche nella lettura delle notizie: dire che Camboni è stato scavato può essere fuorviante se non si specifica quale settore. Le indagini documentate nell’abitato non cancellano le lacune segnalate per la pianta della fortificazione.
Il pozzo a nord e i limiti dello scavo
A circa venti metri a nord del nuraghe è stato individuato un pozzo, circondato da ambienti circolari. La relazione segnala una ghiera monolitica e propone una sezione a bottiglia, precisando però che lo scavo aveva raggiunto soltanto un metro e mezzo di profondità. Anche in questo caso il modo di formulare l’informazione cambia ciò che il lettore comprende: il profilo completo è un’ipotesi, mentre la profondità indagata è il limite documentato dell’osservazione.

Il pozzo aggiunge alla lettura di Camboni il tema dell’acqua all’interno dell’insediamento. Non occorre attribuirgli un rituale particolare per riconoscerne l’interesse. Il rapporto con le capanne vicine, la forma dell’imboccatura e la posizione rispetto al nuraghe sono già questioni archeologiche precise. Evitare ricostruzioni fantastiche permette di concentrarsi su questi rapporti e su ciò che ulteriori ricerche potrebbero chiarire.
Una cronologia che comprende anche l’età romana
Le ceramiche recuperate vengono riferite all’età nuragica, fra il XVI e il IX secolo avanti Cristo. La relazione ricorda inoltre una tomba di età tardoimperiale romana. Sono testimonianze di epoche distinte: la presenza della sepoltura mostra una frequentazione successiva, ma non dimostra una continuità ininterrotta di abitazione per tutto l’intervallo. La lunga storia di un sito può contenere ritorni, trasformazioni e vuoti che i soli reperti elencati non consentono di riempire.
Per localizzare l’area si può consultare la scheda del nuraghe Camboni. Il riconoscimento dell’interesse archeologico non equivale all’esistenza di un percorso attrezzato o di orari di visita: vanno verificati accesso e condizioni sul posto attraverso i riferimenti locali. L’altra tappa di Perdaxius già raccontata, San Leonardo, rimane un approfondimento separato. Qui il filo conduttore è il complesso nuragico, osservato attraverso prove, limiti delle indagini e tempi diversi della sua frequentazione.
